12 Marzo 2016
Malposizione Dentaria
Malposizione dentaria
Caso 1 – M.V., anni 18 – Soggetto maschio a fine crescita con malposizione dentaria. Presenta un accentuato morso profondo, affollamento in sede anteriore, chiavi dentarie di II classe 2° divisione e contrazione trasversale delle arcate dentarie in sede premolare. A questo livello possono notarsi precoci note di recessione gengivale. Tipologia nettamente brachifacciale. Quadro disfunzionale cranio-cervico-mandibolare, caratterizzato da cefalea muscolotensiva, disturbi alle articolazioni della mandibola e dolore in sede cervicale con leggera limitazione del movimento di rotazione della testa.
fig.1- condizioni iniziali.
Trattamento: con l’ausilio di placca gnatologica, funzionalizzata in bocca al paziente, si sono modificati i contatti occlusali e reperito un nuovo rapporto fra le arcate dentarie in condizioni di benessere con un buon ripristino della funzione articolare della mandibola. In base ad esami radiografici in doppia proiezione (senza e con placca interocclusale) si è eseguita la sovrapposizione dei tracciati cefalometrici per pervenire a una diagnosi causale. Sulla base di questa si è quindi proceduto, in prima istanza, a un breve trattamento ortodontico con apparecchi fissi, della durata di 6 mesi, limitato a correggere la malposizione dei denti in entrambe le arcate.
Fig.2- Condizioni al momento dello sbandaggio dopo sei mesi di trattamento con apparecchiature fisse.
Al momento della rimozione delle apparecchiature fisse è stato utilizzato un apparecchio mobile di tipo funzionale (attivatore di Andresen modif. Bondi) di uso eminentemente notturno e mantenuto per circa un anno e mezzo. Si è così pervenuti a correggere la relazione fra le arcate dentarie superiore ed inferiore, conseguendo il recupero di rapporti dentali di I classe. Al contempo si sono verificate le condizioni di stabilità funzionale in progressivo consolidamento fino al termine e mantenutesi tali anche a distanza.
Fig.3- Condizioni occlusali a termine.
Il paziente attualmente ha dismesso l’uso dell’apparecchio funzionale ed è seguito in periodici controlli semestrali. A distanza di tre anni dalla conclusione del trattamento, documenta condizioni di piena stabilità morfologica e funzionale senza tendenza alla recidiva.
