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Abitudini viziate

IL CASODEL MESE

abitudini viziate

22 aprile 2020

Abitudini viziate

Lo sviluppo di un corretto allineamento dentale e di una buona estetica del volto possono realizzarsi solo in assenza di abitudini viziate che interferiscono nel rapporto fra  forma e  funzioni.

Le abitudini viziate sono tipiche di soggetti giovani e perciò è importante riconoscerle e intercettarle tempestivamente per eliminare la loro azione negativa sullo sviluppo dento-  schelettrico.

Succhiamento del pollice

La persistenza della suzione del dito può essere responsabile dell’instaurarsi di gravi disfunzioni, dovute principalmente a una errata posizione della lingua, alla deglutizione atipica e alla respirazione orale, tutte cause di una scorretta crescita facciale.

Dal 15 al 46% della popolazione infantile succhia il dito anche dopo i 3 – 4 anni di età. Verso la fine dell’allattamento il persistere dell’abitudine viziata è indice di immaturità oppure di carenza di affetto. Negli anni successivi, fino all’adolescenza e alla età adulta, la suzione del dito può assumere un ruolo similare a quello delle varie copertine, cuscini, pupazzi di peluches dai quali il bambino è renitente a staccarsi, sopratutto nelle ore del riposo notturno.          A questa età, diversamente che nel periodo neonatale, il succhiamento del dito è accompagnato da rituali come l’accarezzarsi contemporaneamente il naso o toccarsi il capelli o il lobo dell’orecchio: tutti indizi rivelatori del costituirsi di un piacere “tattile” decisamente diverso dal piacere orale dell’età neonatale. Questo profilo psicologico viene da noi sfruttato per correggere l’abitudine viziata senza elementi coercitivi ma utilizzando un oggetto transizionale da accarezzare nel sonno, in associazione a una convinta motivazione portata avanti in famiglia e nello Studio dentistico, in corso di terapia ortodontica.

Morso o succhiamento del labbro inferiore

Mordersi le unghie, le nocche delle dita, oggetti, leccarsi ripetutamente le labbra

Sono abitudini viziate che, come il succhiamento del dito, possono avere un evidente effetto negativo in corso dello sviluppo della bocca. Generalmente si viene a costituire un morso aperto fra i denti anteriori.

La deglutizione atipica  (o disfunzionale)

La lingua è un organo che partecipa a molte funzioni sia nella vita vegetativa che nella vita di relazione: assunzione di cibo, masticazione, deglutizione e fonazione; risulta coinvolta nel corso della respirazione e inoltre rappresenta la matrice, già durante la vita intrauterina, attorno alla quale crescono e maturano le strutture anatomiche circostanti.

Nel corso di una abitudine viziata come la deglutizione scorretta (atipica o disfunzionale) la porzione anteriore della lingua spinge contro o fra i denti frontali (in qualche caso contro i denti lateroposteriori) e la parte medio-posteriore linguale si solleva da una posizione statica abituale bassa contro la volta del cavo orale senza avvicinarsi al faringe. Si ha ingestione di saliva mista ad aria. Tutta la pressione viene scaricata dalla lingua contro i denti piuttosto che in alto e indietro verso il palato.

Se si è instaurata una abitudine viziata  quale la deglutizione atipica, la forza di spinta esercitata con modalità scorrette dalla lingua condiziona il realizzarsi da un verso di alterazioni, spesso molto gravi, nella morfologia delle strutture circonvicine, dall’altro il costituirsi di condizioni disfunzionali anche in ambito extra-orale progressivamente in evoluzione fino a strutturarsi, ai diversi livelli, in situazioni patologiche di maggiore o minore gravità.

LE PATOLOGIE PROVOCATE DALLA DEGLUTIZIONE ATIPICA:

  1. SULLE STRUTTURE DEI DENTI E DELLE OSSA MASCELLARI: mancato allineamento con affollamento dei denti nelle due arcate; morso aperto sede anteriore; morfologia ‘‘ad arco gotico’’ del palato che risulta contratto in senso trasversale; morso crociato mono o bilaterale; prognatismo mandibolare conseguente alla pulsione esercitata dalla lingua in condizione posturale bassa, associata all’iposviluppo del mascellare superiore conseguente alla mancata risalita linguale.
  1. SULLA SFERA O.R.L.: La postura linguale bassa, quale si riscontra nella deglutizione atipica, è quasi sempre correlata a una respirazione prevalentemente orale con l’assunzione di aria più fredda, secca e non “purificata” attraverso il filtro nasale, a sua volta associata a una posizione avanzata della testa sul collo con perdita della normale curvatura del collo e riduzione della mobilità cervicale. Sono di frequente riscontro sinusiti croniche, ronzii, brusii o sensazione di ‘‘orecchie chiuse’’ con il rischio a medio-lungo termine di evolvere verso l’ipoacusia e gli acufeni.
  1. SULL’ARTICOLAZIONE TEMPORO-MANDIBOLARE: Le forze sviluppate durante la deglutizione vengono ammortizzate – in condizioni di equilibrio – sulle articolazioni temporo-mandibolari. Al contrario nello schema disfunzionale, ad ogni atto di deglutizione si associa una forzata retrazione mandibolare che va a scaricarsi, ad ogni atto di deglutizione, posteriormente sulle articolazioni. Nel tempo possono quindi evidenziarsi dolori articolari, rumori come schiocchi o scrosci nel corso dei movimenti di apertura e chiusura della bocca, che possono risultare limitati nella loro escursione.
  1. SULLA FONETICA: in molte forme di deglutizione atipica la lingua assai frequentemente tende a infilarsi fra i denti incisivi, e si manifesta con un ‘‘sigmatismo’’ tipico in corso di fonetica (“esse sibilante”).  In questi casi, la concomitante posizione bassa nelle abituali condizioni disfunzionali della lingua, è pure responsabile di tipiche dislalie (pronuncia “allappata” delle sillabe labiali e dentali).
  1. SULLE STRUTTURE CRANIO-VERTEBRALI: Le condizioni che osserviamo nei soggetti con deglutizione atipica e respirazione orale attestano con grande frequenza il mancato equilibrio presente in tutto l’intero asse del corpo: le posture sono quasi tutte di tipo anteriore, con la testa proiettata in avanti. Il paziente ‘‘sembra cadere in avanti’’. La muscolatura posteriore è generalmente contratta e tesa, i piedi tendono a cavitarsi.
  1. SUL SISTEMA VISCERALE: Chi deglutisce scorrettamente mastica altrettanto male e, siccome la parete faringea non viene a contatto con la parte posteriore della lingua, si ha deglutizione di saliva mista ad aria. La saliva sospinta anteriormente può provocare ragadi labiali. La respirazione orale con incompetenza labiale a riposo si associa a un eccesso di formazione di placca e tartaro e al rischio di un’alta cario-recettività.  L’aerofagia può ragionevolmente ritenersi correlata con una serie di sintomi riscontrabili nella maggioranza di soggetti con disfunzioni labio-linguali e respirazione orale o mista, quali: addome globoso; cute flaccida con sottocute iper-rappresentato, alla palpazione di consistenza “pastoso”; disturbi gastro-enterici (difficoltà nella digestione, stipsi; meteorismo, intolleranze alimentari).

La correzione delle abitudini viziate deve essere il primo obbiettivo per l’ortodontista. Con corrette metodiche ispirate ai principi dell’ortodonzia funzionale potrà essere garantita la stabilità morfologica e funzionale dei risultati e sarà possibile evitare la costante tendenza alla recidiva al termine dei trattamenti ortodontici meccanici effettuati con apparecchiature fisse.

Gli apparecchi da noi adottati (definiti ‘‘di tipo funzionale’’) sono rimovibili, di uso saltuario (prevalentemente di uso notturno), utilizzabili – sulla base di una precisa e completa diagnosi causale – in epoca precoce in corso di una terapia intercettiva, che si proponga di correggere le abitudini viziate presenti prima del completamento della dentizione, così come nelle ultime fasi di crescita e di dentizione, in eventuale associazione a una terapia ortodontica biomeccanica.

Particolarmente vantaggiosa può risultare la loro adozione in corso di trattamento di pazienti a fine crescita o di adulti disfunzionali, al momento della rimozione delle apparecchiature fisse necessariamente impiegate per un intervento correttivo dell’occlusione. Il proposito, in questi casi, è di attuare una ‘‘finalizzazione terapeutica’’ con un apparecchio funzionale idoneo per la rieducazione di funzioni alterate, mantenuto per il tempo necessario al graduale e definitivo ripristino di un’occlusione realizzantesi sotto il controllo del sistema neuromuscolare individuale del paziente. Questo protocollo operativo è in grado di garantire.

Caso clinico

M.L. , anni 9 mesi 6 – malocclusione dentaria in giovane paziente, già succhiatrice del pollice, con accentuata sporgenza dei denti superiori risposto agli inferiori, affollamento degli incisivi inferiori, rapporti canini e molari di II classe. Le teleradiografie facciali e l’esame cefalometrico documentavano una tipologia di II classe in crescita ipodivergente. Il piano di trattamento ha previsto l’utilizzo  di  una trazione extraorale cervicale bassa e una breve fase di terapia biomeccanica per la correzione dell’affollamento incisivo dell’arcata inferiore. Dopo circa 8 mesi si è passati a un trattamento con apparecchio mobile di tipo funzionale, utilizzato per circa 12 ore al giorno e mantenuto fino al completamento della dentizione permanente. In epoca successiva ha continuato a mantenere l’apparecchio funzionale durante il riposo notturno, fino al completamento della crescita.abitudini viziate

M.L. a.9 mesi 6 – condizioni iniziali

caso1

M.L. a.11 mesi 4 – condizioni occlusali in corso di permuta dei denti decidui.tracc                                         M.L. – confronto fra le condizioni cefalometriche iniziali e dopo questa prima fase di trattamento.

finale caso

M.L. a.15 mesi 2 – condizione a termine di crescita.

visi

M.L. – valutazione dell’estetica facciale dall’età di 9 anni e 6 mesi a 15 anni e 2 mesi.

 

 

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